giovedì 18 ottobre 2007

Post electoral Depression


Metti un lunedì post-primarie. Quando hai un mal di testa che - putroppo non dipende da una sbornia - ma da una nottata trascorsa tra Porta a Porta orfana di delitti (im)perfetti, Primo Piano allungato (per fortuna!) di una buona mezz'ora e uno speciale de La 7, che a forza di fare speciali si è specializzata in speciali (scelta un pò asfittica per una tv con quelle potenzialità!). Ecco, metti un lunedi così, quando ancora ti rimbomba la voce di Bruno Vespa nelle orecchie e cerchi di dare una risposta alle inutili domande di Antonello Piroso: arrivi in redazione, inizi a sfogliare i giornali e spulci i voti di lista, cerchi i nomi di conoscenti eletti alle assemblee costiuenti, ti rallegri che ce ne siano molti. E poi ti fermi, c'è il nome di mio zio in bella vista: il più votato di Roma. Bingo! Non so come mai, ma forse nella mia famiglia c'è una sorta di telepatia simultanea, per cui nemmeno finisco di scorrere la pagina in questione e inizia una sequela ingestibile di telefonate. Papà, mamma, cugina, zia, sorella...tutti a commentare il risultato raggiunto. Che come tutte le cose, belle e brutte, è una cosa "di famiglia". "Verrà eletto zio-fratello-cognato?", "Ma quanti voti prenderà?". Domenica mattina era arrivata una telefonata allarmata di zia: "Non lo eleggono eh! Qui votano tutti per la lista di sinistra!". La mia risposta era stata lapidaria: "Ma perchè noi non siamo di sinistra?". Non ho ottenuto risposta.
Telefonata allo zio, di sera dopo aver risolto il dilemma di morettiana memoria. "Mi si nota di più se lo chiamo e non mi faccio prendere dalla commzione, oppure non lo chiamo perchè tanto nemmeno si ricorderà che l'ho fatto?". Lo chiamo, la mafia è mafia. "Zio, complimenti, bravo, hai lavorato bene, si vede che è zona tua..", bla-bla-bla. Emozione vera, incapacità altrettanto vera di sdilinquirmi. Lui: "Bene, bene. E'andata bene. Ho preso anche più voti di Rutelli...iess affangul!". Il solito, ineluttabile, imprescindibile ritorno alle radici. Complimenti zio!

lunedì 15 ottobre 2007

Matite Verdi


Ci avevo provato. Stavolta ci avevo provato davvero a non restare imbrigliata in stringhe politico-affettive-biografiche. Mi ero ripromessa, prima, di non andare a votare alle primarie per il Partito Democratico, poi di non votare Walter Veltroni perchè il suo essere metapolitico, a metà tra Gandhi e Clinton, non mi piaceva. Volevo votare Rosy Bindi, perchè donna - brava certamente - e molto "politica", pesante, novecentesca, come piace a me. Invece no, ho votato Veltroni. Di domenica mattina presto, troppo presto. E' bastata una croce per cancellare trent'anni di identità - non dovevo avere più di tre anni quando mi hanno insegnato a cantare Bandiera Rossa - dieci di miltanza a singhiozzo e quasi otto di odio-amore. Svaniti così, con un colpo di matita, verde. Seduta dietro un tavolino apparecchiato a mo' di seggio guardavo le schede per la scelta dell'Assemblea Costituente e la matita verde..pisello! "Ma perchè 'sta matita è verde? Non era meglio rossa?". Nella testa aleggiavano risposte di matrice strettamente politica: prima c'era il Pci, poi il Pds, infine i Ds, il rosso si smorzava gradualmente nei cuori e nelle menti, ma resisteva. Un po' come quelle tracce indelebili di Iodosan che si usa come disinfettante contro le afte in bocca.
Poi era arrivato l'Ulivo. Bandiere verdi manco stessimo a Legnano. Non è che il verde della matita doveva agire subliminalmente per togliere ogni residuo di Iodosan dalle teste dei militanti del Pci-Pds-Ds? "Signorina, si sente bene?". Ho alzato gli occhi e la signora addetta alla registrazione dei votanti mi guardava con aria interrogativo-preoccupata. Mi veniva da piangere. Avevo il bolo isterico che mi spingeva in gola. La matita mi si era spuntata. "Dai...è una storia nuova tutta da vivere", la signora Registrazione tentava di consolarmi. In fondo eravano pur sempre dentro una sezione di Ds e ci si riconosceva dall'odore, credo: militanti diessini vs simpatizzanti della Margherita. Mi sono alzata e ho guardato in aria. Il poster di Antonio Gramsci campeggiava sulla parete più grande della sezione. "Chissà se esiste un poster di Bill Clinton così bello!"