Pensavi di averla sfangata, di esserti liberata da quella forma di pseudo-giornalismo all'italiana. Ti dicevi: "Dai Fede, ora passiamo ad altro..finalmente". Nello specifico "l'altro" - che mai nella mia vita ha fatto così bene rima con alieno - erano le nuove tecnologie, l'informatica, la banda larga, l'innovazione nella Pubblica Amministrazione...cose che nemmeno il ministro Renato Brunetta dall'alto (?) della sua saccenza potrebbe riuscire a rendere fruibili. Avevo finito, niente più gossip e storie di santi e madonne. Invece no. Il giornalismo nazional popolare è sempre lì in agguato che ti ammalia con le sue 500mila copie vendute per ciascuna testata a cui seguono naturalmente laute ricompense per sole 6mila battute e poco più di un'ora di lavoro. Cosa potevo fare io, precaria no ma milleurista sì? Ho accettato la proposta di un amico fotografo, anche lui troppo bravo per vedere le sue foto pubblicate su giornali da salone per parrucchiere. Però tant'è..e se finalmente riuscirò ad arrivare a fine mese senza lacrime dovrò ringraziare i lettori italiani che certo non spendono soldi in saggi e romanzi (eccezion fatta per quelli di Federico Moccia), ma in riviste più o meno patinate sì. E mentre scriverò per loro ricorderò Antonio Gramsci che lamentava come in Italia non ci fosse mai stata una cultura nè nazionale nè popolare. Ora c'è, anche troppa, ma non è certo quella che avrebbe voluto lui.
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