Se c'è un colore che associo al flamenco è il rosso. Certo per i mantòn con le frange delle ballerine e gli intarsi dei boleri dei gitani, ma soprattuto perchè il flamenco è andaluso. Nato e pasciuto in Andalusia, quella regione della Spagna che mal si piegò alla dittatura franchista, ultimo avamposto comunista dove i "compagni" si riunivano nei tablao a suonare e ballare questa musica gitana.Antonio Gades, forse il più grande ballerino che il mondo abbia mai conosciuto, fece del flamenco anche un baluardo anti-franchista. "Con il flamenco mi sento totalmente compenetrato: non solo è lo stile con cui mi esprimo, ma mi ci identifico. Forma parte dell'allegria e della tristezza... forma parte di me spontaneamente. È un'estetica che va con me. All'inizio, tutte le mie coreografie erano astratte. Poi un giorno dissi, bene, vediamo se sono capace di raccontare una storia. E leggendo leggendo, andavo e venivo da un classico all'altro, e finii per fermarmi in Garcia Lorca. Perché il mio mezzo di espressione era il flamenco, cioè la danza andalusa, il canto andaluso, e l'Andalusia di Lorca era quella che piace a me: non quella pittoresca, ma quella arida, secca. A Lorca ero arrivato già da ragazzino. Avevo quindici anni ed ero appena entrato nella compagnia di Pilar Lopez (grande ballerina di danze popolari spagnole n.d.r.); dato che mi faceva male un dente, lei mi mandò da un dentista amico suo. Il dentista parlando piglia e mi dice: "Tu conosci Lorca?". Io di Lorca non avevo mai nemmeno lontanamente sentito parlare. Non avevo nessuna cultura, non frequentavo nessuno, ero il figlio di un operaio dei quartieri poveri e basta. Lui mi dà un libro e mi fa: "Guarda, però non lo dire a nessuno", e questo mi sconvolse, perché fin da piccolo io avevo sempre sentito ripetere "non lo dire a nessuno che tuo padre è rosso, non lo dire a nessuno cha abbiamo le foto della guerra, non lo dire a nessuno di questo, non lo dire a nessuno di quello..." ma che me lo raccomandassero per un libro non mi era mai successo. La cosa mi colpì e mi meravigliò. E quando lo lessi (erano i poemi gitani) mi sembrò incredibile che quella meraviglia non si potesse leggere, che fosse un libro proibito".
E siccome le opere di Federico Garcia Lorca in Spagna non si potevano nè leggere, nè rappresentare, Gades le portò in tourneè in giro per il mondo, per inviare - anche se da lontano - un messaggio di riscatto al popolo spagnolo. "Per restituirli alla fede nella giustizia e alla lotta", diceva.
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