Mia mamma è greca. O meglio "mezza greca": madre ellenica fino al midollo e padre italiano, ma solo di origine. Mio nonno era nato in Grecia da genitori pugliesi di Trani, a Patrasso, in quel porto trafficato e puzzolente nel bel mezzo del Peloponneso: purgatorio pre-vacanziero dove tutti devono passare per godere delle meraviglie dell'Ellade. Mia nonna è greca-greca, con quel tocco di sciovinismo e altezzosità che caratterizza i suoi compatrioti consapevoli di essere stati la culla della civiltà - come se prima non ci fosse stato nulla. "Ma perchè dopo Pericle in politica ed Eschilo-Sofocle-Euripide (tre corpi e un'anima n.d.r.) nell'arte, cosa altro è stato inventato?", un refrain che ha ninnato senza sosta la mia infanzia. Mia mamma è greca, dicevo. E non lo si vede solo dal naso che col passare degli anni ha occupato una porzione sempre maggiore del viso, ma soprattutto dalla gestualità che correda le sue sfuriate. Mani svolazzanti e andirivieni teatrale, un pallido ricordo della Lisistrata di Aristofane. Ma come in tutte le commedie greche, anche le sfuriate di mia madre durano ben poco. Tranne che in periodo post elettorale, ogni volta (ed erano tante!) che il nostro partito Pci-Pds-Ds subiva una sconfitta. In quei momenti più che alle blateranti Donne all'Assemblea, mia madre assomiglia di ad una inascoltata Cassandra che prevede sventure irreparabili per questo paese (che matematicamente si avverano, leggi 5 anni di governo Berlusconi). Il fatto - ma anche il fato - è che la variabile greca, come quella ciociara, è tutta politica. Dei cinque fratelli di mia nonna, quattro maschi e una femmina con dei nomi che sembrano usciti dal film "Zorba il greco", Panagyioti, Nicos, Georgios, Costantinos, Paraskevi, uno è comunista e gli altri tutti del Pasok, socialisti insomma. E anche il Pasok era nella lista degli ingredienti dello spezzatino in bianco della domenica: Papandreu, il suo storico segretario aveva traghettato la Grecia alla democrazia, dopo la caduta del regime dei colonnelli. Neanche dieci anni di torture e dittatura, ma ben impressi nella memoria dei greci: Oriana Fallaci li descrive benissimo nel libro "Un Uomo", dedicato ad Alekos Panagulis, eroe della resistenza, nonché suo grande amore. Libro letto a 12 anni, trovato nella libreria di casa di mia nonna, presumibilmente di mia madre. Dieci anni di torture e dittatura dalla quale la mia famiglia d'oltemare non ne era usicta indenne. Uno zio, soprattutto, zio Nicos, che poi - paradosso - è anche il più ricco!!! Lui era, anzi è, e ci tiene a ribadirlo, un comunista - con un negozio di ferramenta in uno dei quartieri più in di Atene, ma pur sempre un comunista - e per questo si era fatto il carcere durante gli anni della dittatura e il campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. E nonostante i soldi fatti (tanti), ville e conti in banca mio zio Nicos è rimasto comunista. Se gli chiedi come mai, lui si alza il polsino della camicia e indica il numero tatuato dai tedeschi tanti anni prima. Touchè.
domenica 1 luglio 2007
La variabile greca
Mia mamma è greca. O meglio "mezza greca": madre ellenica fino al midollo e padre italiano, ma solo di origine. Mio nonno era nato in Grecia da genitori pugliesi di Trani, a Patrasso, in quel porto trafficato e puzzolente nel bel mezzo del Peloponneso: purgatorio pre-vacanziero dove tutti devono passare per godere delle meraviglie dell'Ellade. Mia nonna è greca-greca, con quel tocco di sciovinismo e altezzosità che caratterizza i suoi compatrioti consapevoli di essere stati la culla della civiltà - come se prima non ci fosse stato nulla. "Ma perchè dopo Pericle in politica ed Eschilo-Sofocle-Euripide (tre corpi e un'anima n.d.r.) nell'arte, cosa altro è stato inventato?", un refrain che ha ninnato senza sosta la mia infanzia. Mia mamma è greca, dicevo. E non lo si vede solo dal naso che col passare degli anni ha occupato una porzione sempre maggiore del viso, ma soprattutto dalla gestualità che correda le sue sfuriate. Mani svolazzanti e andirivieni teatrale, un pallido ricordo della Lisistrata di Aristofane. Ma come in tutte le commedie greche, anche le sfuriate di mia madre durano ben poco. Tranne che in periodo post elettorale, ogni volta (ed erano tante!) che il nostro partito Pci-Pds-Ds subiva una sconfitta. In quei momenti più che alle blateranti Donne all'Assemblea, mia madre assomiglia di ad una inascoltata Cassandra che prevede sventure irreparabili per questo paese (che matematicamente si avverano, leggi 5 anni di governo Berlusconi). Il fatto - ma anche il fato - è che la variabile greca, come quella ciociara, è tutta politica. Dei cinque fratelli di mia nonna, quattro maschi e una femmina con dei nomi che sembrano usciti dal film "Zorba il greco", Panagyioti, Nicos, Georgios, Costantinos, Paraskevi, uno è comunista e gli altri tutti del Pasok, socialisti insomma. E anche il Pasok era nella lista degli ingredienti dello spezzatino in bianco della domenica: Papandreu, il suo storico segretario aveva traghettato la Grecia alla democrazia, dopo la caduta del regime dei colonnelli. Neanche dieci anni di torture e dittatura, ma ben impressi nella memoria dei greci: Oriana Fallaci li descrive benissimo nel libro "Un Uomo", dedicato ad Alekos Panagulis, eroe della resistenza, nonché suo grande amore. Libro letto a 12 anni, trovato nella libreria di casa di mia nonna, presumibilmente di mia madre. Dieci anni di torture e dittatura dalla quale la mia famiglia d'oltemare non ne era usicta indenne. Uno zio, soprattutto, zio Nicos, che poi - paradosso - è anche il più ricco!!! Lui era, anzi è, e ci tiene a ribadirlo, un comunista - con un negozio di ferramenta in uno dei quartieri più in di Atene, ma pur sempre un comunista - e per questo si era fatto il carcere durante gli anni della dittatura e il campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. E nonostante i soldi fatti (tanti), ville e conti in banca mio zio Nicos è rimasto comunista. Se gli chiedi come mai, lui si alza il polsino della camicia e indica il numero tatuato dai tedeschi tanti anni prima. Touchè.
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