lunedì 16 luglio 2007

Federazione X


Ho passato il 50% dei miei sabato pomeriggio nella Federazione romana del Pci. Insieme a mio zio, segretario di Federazione, sempre impegnato tra riunioni, incontri, assemblee. Talmente impegnato che, ancora oggi, mi chiedo come mai i miei genitori continuassero a chiedergli il favore di tenermi con lui per due, tre, quattro..interminabili ore. E soprattutto perchè lui continuasse a dire di sì.
La Federazione stava (e sta anche oggi) a via Frentani, San Lorenzo - quartiere che più rosso non si può - ma vicino ad una serie di palazzetti di proprietà della Chiesa: ricoveri per suore, credo. Quando arrivavamo lì ci fermavamo al bar dell'angolo - e dove potrebbe stare un bar se non all'angolo? - mi compravo un Buondì, un Ciocorì e un Biancorì e mi preparavo ad affrontare il mio Purgatorio settimanale. Con buona pace (?) del gruppo di suore che passavano davanti la Federazione, sempre le stesse. "Ma perchè portano questa bambina lì dentro?". La prima volta che ho sentito queste parole mi sono voltata e tutta l'educazione pane-e-comunismo è venuta fuori: "Io qui ci entro, invece in Chiesa no!!!! Va bene?". Credevo di aver fatto il mio primo gesto rivoluzionario, invece mi beccai il primo schiaffo da parte di papà - non ce ne sarebbero stati molti altri in seguito. "Ma perchè mi hai menato, papà? Hai sentito quello che hanno detto? Manco stessimo entrando in un campo di concentramento!". Mio padre disse solo: "Porta rispetto". E io che ormai sentivo di dover cavalcare l'onda del dissenso clericale a soli dieci anni: "E loro ce lo portano a noi comunisti?". "Tu lo devi portare comunque". Stop, conversazione terminata. Nel suo ufficio zio se ne stava seduto dietro la scrivania, il quadro di Berlinguer dietro le spalle. "Perchè piangi?". "Papà mi ha dato uno schiaffo perchè ho risposto male a una suora". "Per la Madonna!". Con questa massima anticlericale, mio zio mi mollò per una riunione. C'era Goffredo Bettini che faceva capolino da un quarto d'ora, la sua pancia occupava metà dello stipite e i bottoni della camicia lottavano per non saltare dalle asole. Io rimanevo alla scrivania di zio, sotto Berlinguer, alla disperata ricerca di un foglio e di una matita per disegnare che, sistematicamente non trovavo, anche perchè non ce n'erano. Non c'era nulla in Federazione, solo un telefono, un portapenne con una Bic e qualche foglio scrabocchiato da zio. "Care compagne, cari compagni....."

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