A dodici anni avrei dovuto mettermi l'apparecchio. Non di quelli fissi che si impiantano direttamente sui denti, con quelle placchette di metallo che brillano anche di notte manco fossero stelle, ma di quelli mobili che si sviluppano in larghezza sulla tua faccia. Un byte insomma. Avevo una mal occlusione mandibolare, i denti mi slittavano quando masticavo e la cosa mi provocava fortssimi mal di testa. Ovviamente come tutte le ragazzine in odore di adolescenza non avevo la minima intenzione di piazzarmi quell'affare sulla bocca. Nemmeno le minacce più violente avrebbero potuto convincermi. l mei genitori avevano iniziato un'opera di convincimento tutta basata su argomenti medico-sanitari, lasciando fuori quel "piccolo" particolare che era l'aspetto fisico. Non che me lo aspettassi da loro - per carità - loro mi avevano educato alla moderazione anche nell'aspetto fisico e Madre Natura aveva fatto il resto: "L'importante per una donna è la cultura, l'intelligenza, lo spirito", era un ritornello sempre di moda. Il risultato di cotanta educazione è stato che ancora oggi guardo con diffidenza le donne troppo avvenenti. Ecco, per loro il byte rientrava nell'ottica "mens sana in corpore sano", nulla a che fare con l'estetica, molto invece con la politica. Dopo che il mio apparecchio per i denti era diventato un argomento da pranzo di famiglia, accanto alla crisi di consenso del Pci e al riformismo incompreso di Giorgio Amendola , zii e zie si sentivano in dovere di intervenire. Mia zia tuttofare, ex infermiera-analista di laboratorio-funzionario-dirigente del San Giovanni - una vera istituzione del nosocomio romano -, mi propinava dentisti e specialisti di maxillo facciale per sentire altri pareri. "Ti potebbero proporrre una soluzione diversa", mi chiedevo quale potesse essere visto che la mia mandibola continuava a slittare come una frizione di automobile impazzita. Mio zio, non ancora deputato, ma già lanciatissimo nella poltica romana, mi guardava di sottecchi in attesa del suo spazio oratorio, che doveva essere almeno il doppio di quello degli altri. E' stato sempre così per lui, ogni consesso umano era un occasione per una lectio magistralis anche se si parlava di cazzate: "Ma lo sai che se non ti metti l'apparecchio ti viene il mento come Livia Turco?". Quella domanda retorica ebbe su di me l'effetto di una sassaiola. Improvvisamente mi si materializzò davanti agli occhi il viso della Livia - capelli riccetti scarmigliati, naso aquilino e mento..improponibile! Nulla poteva avere più effetto su di me che una minaccia pseudo-politica. Un pò come era successo l'anno precedente quando il mio rendimento scolastico aveva risentito del passaggio dalle elementari alle medie: "Va bè vorrà dire che se con la scuola non sfondi, zio ti apre un negozio di coiffeur in Federazione", come se le donne del Pc ci tenessero ai capelli! Mai viste dirigenti con un look decente (per quello avrei dovuto aspettare la Seconda Repubblica che oltre alla vecchia classe dirigente spazzò via anche un certo rigore estetico..per fortuna!). Ma se l'idea di bigodini e phon mi nauseava, il mento della Turco mi spaventava di meno. In fondo lei era un pezzo grosso del Partito, e se per arrivare a quei livelli serviva un mento che ti metteva anche un pò al riparo dalla solito luogo comune bella=stupida...ben venisse. Dopo quel pranzo avevo trovato un fondamento politico per il rifiuto dell'apparecchio.
venerdì 6 luglio 2007
Il mento Turco
A dodici anni avrei dovuto mettermi l'apparecchio. Non di quelli fissi che si impiantano direttamente sui denti, con quelle placchette di metallo che brillano anche di notte manco fossero stelle, ma di quelli mobili che si sviluppano in larghezza sulla tua faccia. Un byte insomma. Avevo una mal occlusione mandibolare, i denti mi slittavano quando masticavo e la cosa mi provocava fortssimi mal di testa. Ovviamente come tutte le ragazzine in odore di adolescenza non avevo la minima intenzione di piazzarmi quell'affare sulla bocca. Nemmeno le minacce più violente avrebbero potuto convincermi. l mei genitori avevano iniziato un'opera di convincimento tutta basata su argomenti medico-sanitari, lasciando fuori quel "piccolo" particolare che era l'aspetto fisico. Non che me lo aspettassi da loro - per carità - loro mi avevano educato alla moderazione anche nell'aspetto fisico e Madre Natura aveva fatto il resto: "L'importante per una donna è la cultura, l'intelligenza, lo spirito", era un ritornello sempre di moda. Il risultato di cotanta educazione è stato che ancora oggi guardo con diffidenza le donne troppo avvenenti. Ecco, per loro il byte rientrava nell'ottica "mens sana in corpore sano", nulla a che fare con l'estetica, molto invece con la politica. Dopo che il mio apparecchio per i denti era diventato un argomento da pranzo di famiglia, accanto alla crisi di consenso del Pci e al riformismo incompreso di Giorgio Amendola , zii e zie si sentivano in dovere di intervenire. Mia zia tuttofare, ex infermiera-analista di laboratorio-funzionario-dirigente del San Giovanni - una vera istituzione del nosocomio romano -, mi propinava dentisti e specialisti di maxillo facciale per sentire altri pareri. "Ti potebbero proporrre una soluzione diversa", mi chiedevo quale potesse essere visto che la mia mandibola continuava a slittare come una frizione di automobile impazzita. Mio zio, non ancora deputato, ma già lanciatissimo nella poltica romana, mi guardava di sottecchi in attesa del suo spazio oratorio, che doveva essere almeno il doppio di quello degli altri. E' stato sempre così per lui, ogni consesso umano era un occasione per una lectio magistralis anche se si parlava di cazzate: "Ma lo sai che se non ti metti l'apparecchio ti viene il mento come Livia Turco?". Quella domanda retorica ebbe su di me l'effetto di una sassaiola. Improvvisamente mi si materializzò davanti agli occhi il viso della Livia - capelli riccetti scarmigliati, naso aquilino e mento..improponibile! Nulla poteva avere più effetto su di me che una minaccia pseudo-politica. Un pò come era successo l'anno precedente quando il mio rendimento scolastico aveva risentito del passaggio dalle elementari alle medie: "Va bè vorrà dire che se con la scuola non sfondi, zio ti apre un negozio di coiffeur in Federazione", come se le donne del Pc ci tenessero ai capelli! Mai viste dirigenti con un look decente (per quello avrei dovuto aspettare la Seconda Repubblica che oltre alla vecchia classe dirigente spazzò via anche un certo rigore estetico..per fortuna!). Ma se l'idea di bigodini e phon mi nauseava, il mento della Turco mi spaventava di meno. In fondo lei era un pezzo grosso del Partito, e se per arrivare a quei livelli serviva un mento che ti metteva anche un pò al riparo dalla solito luogo comune bella=stupida...ben venisse. Dopo quel pranzo avevo trovato un fondamento politico per il rifiuto dell'apparecchio.
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